Tecnica e Didattica

Il Metodo Caruso® come sistema didattico

Il Metodo Caruso® è un sistema che individua e organizza i contenuti tecnico-motori relativi all’arrampicata su roccia, ghiaccio e sci fuori pista, facilitandone l’apprendimento. È, quindi, un prezioso strumento a disposizione degli istruttori-formatori per sviluppare le capacità motorie specifiche degli allievi e degli atleti. Sebbene apprendere correttamente le diverse tecniche da un punto di vista pratico e teorico sia un compito relativamente facile (che richiede comunque impegno, applicazione e disponibilità a imparare e a mettersi in gioco), saper insegnare è una questione molto più complessa.

La Tecnica è il contenuto che può essere trasmesso e insegnato. Racchiude l’essenza del movimento e l’esperienza di chi è venuto prima di noi: permette quindi di imparare più velocemente e senza errori. La Didattica riguarda invece l’insegnamento, ovvero le modalità con cui si trasmettono i contenuti tecnici, e include aspetti legati alla psicologia, alla comunicazione, agli approcci didattici. Il Metodo Caruso® racchiude Tecnica e Didattica.

Fino a non molto tempo fa nell’ambiente della montagna si riteneva di poter fare didattica, ad esempio dell’arrampicata, senza avere la più pallida nozione tecnica. Si insegnava di tutto (argomenti legati alla sicurezza, alla meteorologia, magari all’ambiente) girando intorno a ciò che rappresenta il “cuore” di ogni disciplina sportiva. Nello sport, infatti, l’obiettivo principale della didattica è insegnare la Tecnica, vale a dire il movimento corretto e più efficace, che permette di raggiungere le prestazioni migliori, su cui poi aggiungere il giusto allenamento per alzare ulteriormente il livello.  Se non si fa questo si trascura un elemento fondamentale dell’eccellenza sportiva, la capacità più difficile da ottenere ma anche quella che più difficilmente si perde una volta acquisita (a differenza della forza): la capacità tecnico-motoria. Tecnica e Didattica sono aspetti complementari, la seconda non può che essere al servizio della prima. Fare didattica sportiva senza un contenuto tecnico equivale a occuparsi della periferia trascurando il centro.

Il Metodo Caruso®, con tutte le sue tecniche e progressioni, è innanzitutto Tecnica ma, allo stesso tempo, è un “Metodo” in senso proprio, giacché al suo interno le tecniche vengono usate in modo specifico, sulla base di precisi principi didattici che sono stati individuati e scelti tra i molti possibili. Questi includono concetti esclusivi da me ideati, quali il Punto Focale (PF) e l’apprendimento a doppia spirale.

Nel mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo è ancora diffusa la convinzione che l’arrampicatore più forte sia anche il migliore insegnante. In quasi tutti gli altri campi, sportivi e non, è invece noto e ovvio che la capacità di insegnare è slegata dalla prestazione. In realtà, pochissime persone sono in grado di eccellere su entrambi i fronti. Infatti, per poter insegnare bene occorre avere qualità che, in genere, chi ricerca la prestazione individuale non ha. Bisogna, però, conoscere perfettamente la disciplina che si vuole trasmettere, a livello teorico e pratico (sapere e saper fare). Oggi esistono Maestri abilitati (MAS) all’insegnamento del Metodo Caruso®. Essi si sono formati sotto la mia guida all’interno di IAMAS, Associazione Italiana Maestri di Arrampicata Sportiva, la prima associazione professionale di Maestri di arrampicata in Italia, riconosciuta ai sensi della legge 4/2013. I MAS IAMAS seguono tutti lo stesso percorso formativo finalizzato, oltre che all’approfondimento delle tecniche e dei principi del Metodo, a sviluppare le capacità didattiche necessarie all’insegnamento dell’arrampicata.

Il ruolo di un insegnante

Gli insegnanti hanno una grossa responsabilità perché “agiscono” sugli allievi da un punto di vista culturale, fisico, mentale, modificando e arricchendo le loro conoscenze, convinzioni, comportamenti, capacità. Chi insegna male può innescare catene di errori che si propagano da allievo ad allievo, e anche ad altre persone. Gli errori possono essere paragonati ai virus: più l’istruttore ne commette, ovvero più la “carica virale” è alta, più ne trasmette. Ne consegue che un bravo insegnante nel suo percorso formativo dovrà cercare di minimizzare difetti e lacune, almeno nell’ambito specifico in cui insegna.

Questo non vuol dire che un insegnante possa essere perfetto e onnisciente, la perfezione non è di questo mondo, ma ciò che fa la differenza è, in primo luogo, la volontà di intraprendere un cammino di miglioramento continuo. Questo è anche il fine più importante di ogni vera attività sportiva e formativa. Ne consegue che un bravo insegnante cercherà di “pulire” il più possibile il proprio insegnamento da errori, difetti e interpretazioni soggettive, senza mai sentirsi veramente “arrivato”. Torniamo all’insegnamento di Socrate: chi crede di non aver più nulla da imparare smette automaticamente di farlo e si chiude alla possibilità di qualunque innovazione o arricchimento che può arrivare nei modi e nei tempi più inaspettati. Inoltre, chiunque interrompa l’apprendimento prima o poi finirà, inevitabilmente, col retrocedere. L’insegnamento si irrigidirà nella consuetudine e diventerà sempre meno “vivo”.

Una seconda cosa che caratterizza un bravo insegnante è l’attenzione a insegnare solo quello che sa veramente, di cui è certo, ovvero ciò che sa spiegare nel dettaglio – se serve – ma anche sintetizzare efficacemente, ciò di cui sa dare esempi e dimostrazioni significative. Nel nostro caso, il contenuto da trasmettere è la Tecnica di arrampicata che dovrebbe essere oggettiva, valida per tutti, e non basata sulle visioni soggettive o le credenze parziali e limitate di un singolo.

Un aspetto spesso trascurato ma molto considerato dai bravi insegnanti è la salvaguardia della salute degli allievi. Si tratta, in pratica, di conoscere la connessione esistente tra un movimento corretto, che è l’oggetto della Tecnica, e la prevenzione dei traumi e della salute in generale. La Tecnica quindi ha molteplici valenze: non solo individua e studia i movimenti migliori per efficacia e naturalezza, ma è anche basilare per evitare quei movimenti scorretti e poco funzionali che hanno ripercussioni sulla salute.

Arrampicata e prevenzione dei traumi

In genere, tutti i movimenti che implicano angoli articolari eccessivi o capi articolari completamente distesi sono potenzialmente a rischio. Ad esempio, esagerare con i passaggi a dita arcuate o con i passi di grande ampiezza, in cui le ginocchia sforzano molto o, ancora, sovraccaricare le articolazioni, come quando dopo un lancio si arriva ad afferrare la presa “cadendo” con tutto il peso del corpo sul braccio completamente disteso, comporta un logoramento progressivo. Spesso non ci si accorge subito dello stress articolare ma solo a posteriori, quando si palesa con un trauma. Perciò tali movimenti sono definiti “usuranti”.

L’effetto più nocivo si verifica quando a una flessione importante dei capi articolari si aggiunge una torsione. E’ un po’ quello che si fa quando si vuole rompere una coscia di pollo. La lolotte è forse l’esempio più eclatante in questo senso. Tale posizione, che è una variante dell’assetto laterale, è un po' come la quinta posizione nella progressione frontale: si tratta di assetti del corpo sfavorevoli che dovrebbero essere utilizzati solo quando non è possibile assumere posizioni più vantaggiose e naturali. Generalmente, queste posizioni non hanno bisogno di essere insegnate essendo quelle che, spesso, “emergono” automaticamente quando non si conosce la tecnica. Ad esempio, la quinta posizione, pur essendo la più svantaggiosa tra gli assetti frontali, è quella che più ricorre tra i principianti che non conoscono altre soluzioni. In conclusione, la conoscenza della tecnica ha lo scopo di ridurre al minimo le posizioni sfavorevoli che sono anche le più usuranti, ovvero si ricorrerà ad esse solo quando non è possibile fare altrimenti.

Approcci didattici

Tecnica e Didattica sono due facce di una stessa medaglia. Un Metodo completo affianca contenuti tecnici rigorosi a una didattica efficace. Parlando di didattica, il concetto più importante, a mio avviso, è quello di Maieutica. Un insegnante che sappia utilizzare questo approccio socratico facilita l’apprendimento, lo rende “vivo” e soprattutto fa sì che l’allievo, o l’atleta, possa comprendere realmente e in modo profondo.

Personalmente, ritengo che le divisioni rigide tra educazione frontale, verticale, orizzontale, tra pari, o tra i metodi analitici, globali, induttivi, deduttivi, siano solo il prodotto di “visioni” parziali che si alternano nel tempo, di volta in volta diventando di moda o cadendo in disuso a seconda delle tendenze del momento. Molto spesso, quando sono vissute in modo antitetico, queste diverse visioni producono fratture sul piano teorico e mentale e creano una disarmonia che ostacola la diffusione di un corretto insegnamento. Nella Maieutica trovano spazio sia gli argomenti tecnici che quelli didattici; essa unisce la visione d’insieme con il focus sugli aspetti specifici e particolari che compongono “il tutto”, ovvero la materia oggetto dell’insegnamento.

In questo approccio, il Maestro non è solo colui che ne sa di più, che ha l’autorità necessaria per delineare la “via” da seguire, è anche colui che aiuta l’allievo a sviluppare le sue potenzialità. Soprattutto, è colui che sa adattare la tecnica e la didattica in base alle situazioni e alle esigenze dei singoli momenti. Piuttosto che imporre, favorisce la “scoperta” e il “ricordo” di ciò che sappiamo a livelli più profondi di consapevolezza. Queste competenze rientrano anche nel concetto di “Magister ludi”, in cui l’autorità del maestro non è certo fine a se stessa, quanto piuttosto è funzionale all’ottenimento di un apprendimento ideale e di una vera conoscenza.

I tre canali di comunicazione e apprendimento

Esistono alcuni “canali di comunicazione” o di “apprendimento” che dovrebbero essere ben conosciuti e sviluppati sia dai docenti che dai discenti. Per quanto riguarda l’arrampicata, i principali sono tre e nel Metodo vengono così declinati:

  • spiegazione (stimola il canale teorico dell’allievo)
  • dimostrazione (stimola il canale visivo)
  • correzione (stimola il canale percettivo/sensoriale)

Un bravo insegnante è padrone di queste tre abilità e sa passare agilmente dall’una all’altra. Per riuscire in questo, le funzioni che devono essere allenate in modo mirato sono le seguenti:

  • mentale/teorica
  • visiva
  • percettiva/sensoriale
  • tecnico-motoria
  • emozionale
  • respirazione

Logicamente, ogni persona ha i propri canali preferenziali o “punti di forza”. In genere, per migliorare si cerca la via apparentemente più facile e comoda che consiste nell’insistere su questi punti. Tale via, rapida solo in apparenza, in realtà è la più lunga e quella che dà i frutti minori in quanto non ci porta a liberarci degli automatismi involontari che alla lunga ci incastrano, ci impediscono di migliorare e quindi di diventare “completi” e liberi. E’ importante, invece, riuscire ad abbandonare la nostra “zona di comfort” per lavorare su tutti gli aspetti, in particolare proprio sui punti di debolezza per eliminare difetti e lacune.

Tutto ciò è importante per chi impara, ma diventa determinante soprattutto per chi insegna: se un istruttore non ha sviluppato armonicamente i diversi canali e capacità non potrà comunicare adeguatamente con tutte le persone. Mettiamo il caso di avere un atleta o un allievo che, per capire bene, necessita di una approfondita spiegazione teorica: se come istruttori abbiamo lacune proprio nella capacità di trasmettere la teoria sicuramente non potremo svolgere bene il nostro ruolo e non potremo comunicare con lui. Lo stesso si verifica per gli altri canali: se non siamo in grado di dimostrare bene, o di favorire la percezione della sensazione corretta negli allievi, non potremo mai essere dei bravi insegnanti.

Nel lavorare con i 3 canali di apprendimento diventa cruciale un’altra qualità: la coerenza. Infatti, occorre che ci sia una corrispondenza perfetta tra ciò che si dice e ciò che si dimostra, si fa, altrimenti non si fa che alimentare la confusione, il dubbio e l’incertezza negli allievi, con il rischio di generare paure inconsce e di minare la sicurezza, personale e degli altri. Se un insegnante non è in grado di dire ciò che fa e di fare ciò che dice non può essere bravo.

Scelta del terreno

L’apprendimento è strettamente connesso con la qualità dell’esecuzione motoria. Un movimento ben eseguito aumenta e migliora la sensibilità e, più in generale, la consapevolezza. La capacità di percepire il movimento giusto può essere sviluppata e deve essere “allenata”. Per questo diventa essenziale la capacità dell’insegnante di scegliere il terreno adatto. Questo deve essere adeguato a:

  • le capacità dell’allievo o dell’atleta
  • la corretta esecuzione della tecnica che si vuole lavorare

Spesso alcuni istruttori scelgono la falesia dove fare l’uscita del corso in base a ragioni egoistiche, ad esempio, dove si trovano le vie che vogliono ”lavorare” negli intervalli della lezione, pensando che “tanto è lo stesso”. In questi casi estremi, evidentemente, si è molto lontani dal senso di un vero insegnamento. Ho conosciuto molte persone traumatizzate in modo profondo e duraturo dalle prime vie fatte da principianti, alcuni smettono addirittura di arrampicare se l’esperienza li colpisce a sufficienza. Ma, più in generale, è chiaro che se si hanno scarse competenze tecniche è già difficile capire quali sono i terreni migliori per cominciare ad arrampicare, figuriamoci riuscire ad associare il terreno a delle specifiche tecniche o progressioni da insegnare.

Quando una tecnica è stata impostata correttamente è poi opportuno farla sperimentare su maggiori difficoltà dando sempre importanza alla giusta esecuzione, per continuare a favorire la qualità del movimento.

Le scuole del Metodo Caruso®

Ho sempre pensato che sia giusto condividere la conoscenza e trasmetterla a chiunque sia interessato. Esiste però il problema di insegnare correttamente, evitando la diffusione di errori e problematiche. Se fino alla metà degli anni ’90 era considerato normale non insegnare la tecnica del movimento nei corsi di arrampicata, oggi non si può più prescindere da essa, almeno a parole. I vantaggi che derivano dai contenuti tecnici e didattici del Metodo rispetto al vecchio approccio casuale, detto “istintivo”, sono talmente evidenti che, nel tempo, le più importanti associazioni che operano nel settore mi hanno chiesto di tenere per alcuni loro istruttori stage formativi specifici. Ciò è stato inizialmente positivo perché ha favorito un cambiamento culturale nell’approccio a questa disciplina e una rapida diffusione di alcune tecniche.

Negli ultimi anni, tuttavia, se da una parte si sono moltiplicati i corsi che dichiarano di insegnare il Metodo Caruso® e questo non può che farmi piacere – dall’altra devo constatare che i contenuti trasmessi sono spesso distorti, quando non completamente sbagliati. Questo rischia di vanificare lo sforzo fatto per far conoscere agli utenti un sistema efficace, costruito su basi scientifiche, che sviluppa le capacità motorie preservando la salute; in sintesi, un sistema basato sulla qualità dell’insegnamento.

I motivi per cui questo succede sono diversi. Il principale è la convinzione, purtroppo piuttosto diffusa tra gli istruttori di arrampicata, che sia possibile imparare le tecniche del Metodo in poche lezioni. Facendo un parallelo con le capacità condizionali, è come se un istruttore che non si è mai preparato in modo specifico pensasse di poter fare una trazione su un braccio o su un dito in 2 o 3 sedute di allenamento e poi, magari, pretendesse che gli allievi facessero lo stesso. Per apprendere ed eseguire correttamente le tecniche del Metodo ci vuole tempo ed esercizio; per trasmetterle ad altri occorre poi aver assimilato, a livello concettuale e motorio, molte altre cose. Piuttosto che insegnare cose sbagliate, sarebbe allora meglio rimanere sull’approccio istintivo, almeno gli errori si diffonderebbero in modo casuale e non sistematico, come spesso accade.

C’è anche da dire che, spesso, iniziative ispirate a sani propositi di miglioramento vengono deformate, invece che supportate nei contenuti originari, per tristi fini egoistici o beghe di “potere”.

Per questo motivo, nel 2009, è nata IAMA, Accademia Internazionale Montagna Arrampicata, la prima scuola ufficiale del Metodo Caruso®, istituita presso il Club Alpino San Marino, di cui sono stato Direttore per oltre 10 anni. Grazie a IAMA sono stati formati i primi Istruttori ufficiali del Metodo in arrampicata, che hanno seguito con me un percorso formativo adeguato alla complessità dei contenuti. IAMA ha inoltre formato i primi Istruttori di Sci Alpinismo Metodo Caruso®.

L’esperienza di IAMA è poi sfociata in IAMAS, Associazione Italiana Maestri Arrampicata Sportiva, nata nel febbraio del 2020, in pieno Covid. Si tratta della prima (e attualmente unica) associazione di Maestri di Arrampicata in Italia che è stata riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico tra le associazioni professionali non ordinistiche ai sensi della l. 4/2013. In questa Associazione io sono Supervisore Tecnico e garante per la Qualità della formazione erogata.

I MAS IAMAS di I e II grado e alcuni istruttori e guide esteri sono gli unici professionisti ufficiali in grado di insegnare il Metodo Caruso® in arrampicata. Scopri qui alcuni insegnanti con i quali collaboro.

I MAS sono professionisti formati direttamente da me e possono operare in autonomia sia indoor che outdoor. Il percorso formativo di un MAS IAMAS dura 400 ore, necessarie per poter conseguire il I grado, più altre 100 ore per il II grado. Per assumere l’abilitazione alla formazione occorrono ulteriori 100 ore di formazione. Tutti i MAS IAMAS sono tenuti a frequentare regolarmente gli aggiornamenti (formazione continua) pena la decadenza. Si tratta quindi di un percorso impegnativo e altamente qualificato. Dopo il sottoscritto, i MAS formatori e, a seguire, i MAS di II e di I grado sono i migliori conoscitori della Tecnica dell’arrampicata - Metodo Caruso® dal punto di vista teorico e pratico.

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